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ringraziamenti speciali a Luther Blissett, senza il quale questo lavoro non sarebbe possibile
descrizione audio considerazioni relazione tecnica intervista
EUREKA!!!
HO REALIZZATO UN BASSO CON UNA TASTIERA IBRIDA FRETLESS-FRETTED FUNZIONANTE
e i primi giorni di marzo 2008 abbiamo finalmente terminato il prototipo.
Da quando iniziai a suonare il basso fretless, poco meno di trent'anni fa, mi sarebbe piaciuto avere uno strumento unico con le possibilità timbriche di entrambe le tastiere, e assistetti con curiosità e interesse agli esperimenti che si succedevano nel corso degli anni: bassi doppio manico, bassi con manico intercambiabile, tastiere fretless in alcune zone e coi tasti in altre, tastiere sfilabili e intercambiabili, tasti retrattili...
La “necessità” di un basso a tastiera ibrida tornò pressante quando circa due anni fa venni attratto dagli strumenti a corde doppie ma, indeciso se farlo con o senza tasti (due strumenti a dieci corde sarebbero stati eccessivi!!!) decisi di cercare un sistema per avere disponibili entrambe le modalità di utilizzo. Finalmente mi venne un'idea che pareva interessante e circa un anno fa depositai la richiesta di brevetto per l'Italia, insieme al liutaio Ettore Uzzanu (col quale avevamo già realizzato un mio progetto di contrabbasso elettrico) che associai all'invenzione.
Quasi nello stesso momento realizzai che:
sarebbe stato estremamente improbabile riuscire a godere dei diritti di sfruttamento economico del brevetto: in altre parole avevo la quasi certezza -sempre meno “quasi” man mano che col tempo andavamo avanti con la realizzazione del prototipo- che qualcuno avrebbe goduto dei diritti economici di sfruttamento dell'invenzione e che quel qualcuno non saremmo stati io nè Ettore.
Tutto questo nonostante avessi fatto fare una ricerca e non esistesse nessun brevetto simile (tranne uno, ma che aveva una differenza dal mio per la quale non avrebbe mai potuto funzionare...) in tutto il mondo.
che, in maniera affine alle società di autori ed editori (ma in scala enormemente più ampia per giro di danaro e importanza strategica: stiamo parlando di invenzioni industriali...), la tutela della proprietà intellettuale (motivo per il quale esiste un'”autorità” internazionale che sovrintende ai brevetti) in realtà parrebbe riservata ai “soci” di un club che ha le sue modalità di inclusione ed esclusione; nel caso dei brevetti è semplicemente economica. Così come per il diritto d'autore, il fatto di depositare (il brano musicale, l'invenzione...) in sè non dà alcuna tutela se non il diritto di adire una causa giudiziaria per plagio.
La proprietà intellettuale è garantita solo nel momento in cui vengono pagati i diritti all'ufficio brevetti di ogni paese per il quale si chiede la tutela.
Intendiamoci: il problema economico non è tanto che in tasse di registrazione si spendano diverse migliaia di dollari per ogni singolo paese nel quale si richiede il brevetto, quanto la constatazione che, visto il “mercato” (per intenderci, lo stesso che registra molecole di farmaci salvavita facendoli pagare a peso d'oro, oppure sementi di uso comune che poi vende a carissimo prezzo ai contadini che prima le “producevano” -come tutti i semi- dalle piante), per poter realisticamente sperare che una invenzione abbia una minima tutela legale almeno nei paesi industriali bisognerebbe moltiplicare queste cifre per dieci per coprire i costi di uno studio di consulenza specializzato in brevetti (che, visto il giro di danaro del settore hanno naturalmente onorari adeguati ai costi e ai ricavi del mercato), ai quali andranno aggiunti se dovesse andare tutto bene (cioè se una multinazionale dovesse rubare la tua invenzione) le spese per un contenzioso legale contro aziende al cui confronto la fiat è un'aziendina a conduzione domestica, con una levitazione dei costi che personalmente ho difficoltà a immaginare (e anche a comprenderne il senso).
Insomma, una cifra prudenziale per iniziare a “giocare” ( a poker saremmo all'apertura...) sarebbero dai 50 ai 100mila dollari (e meno male che l'euro è forte...). Tutto questo indipendentemente dall'utilizzo che si decide di fare dell'invenzione (pubblico dominio, sfruttamento industriale, cessione dei diritti di produzione...).
A breve mi scadrà il diritto di prelazione sull'invenzione e chiunque (più probabilmente -ma non è detto- giapponese o statunitense) potrebbe legalmente venire da me e dirmi:
-Ciao, che bel basso che hai
-Ti piace? l'ho inventato io
-Si, ma l'ho brevettato io
-Quindi?
-Quindi
mi devi pagare!
Ci sono innumerevoli precedenti, probabilmente il più noto e illustre è quello fra Meucci e Bell: il primo inventò il telefono, il secondo lo brevettò.
In realtà in quel caso c'è il lieto fine: dopo quasi un secolo e mezzo il congresso usa ha riconosciuto la paternità dell'invenzione a Meucci(...!)
(Sia chiaro: so molto bene che legalmente la posizione di (quasi) chiunque dovesse brevettarlo è ineccepibile, così come (fatte le debite proporzioni!) d'altra parte lo è quella di chi compra all'asta una casa sotto sequestro dopo una disgrazia familiare, o di chi regala latte in polvere alle mamme africane o reclude un popolo dietro un muro o massacra allegramente intere popolazioni per la propria “sicurezza”...)
Quindi, perchè sto facendo tutto questo?
-Perchè mi seccherebbe, chiunque dovesse sfruttare economicamente la mia invenzione, che non me ne venga almeno riconosciuta la paternità “morale”.
-Perchè, come accennato, la logica che c'è dietro molte leggi (nazionali o internazionali poco importa) è lontanissima dalla volontà di tutelare i deboli ma tende anzi a rafforzare lo status quo che vede pochi ricchissimi che creano leggi di autotutela contro la terribile minaccia del resto dell'umanità (dei cui vantaggi ogni tanto riesce a godere – anche se in misura infima e con infinita fatica- anche qualche comune mortale). Usando ad esempio il mio caso non posso non trovare allucinante e allucinata la logica per cui se un povero vende cd tarocchi è un pericoloso criminale e se un ricco ruba l'idea di una persona è un baluardo dell'economia e della civiltà, e magari dicendomi che è colpa mia se derubato, perchè avrei dovuto agire diversamente.
-Perchè sapere le cose è meglio che non saperle
L'INVENZIONE (CIOÈ IL BASSO)
il prototipo Z
Lo strumento è attualmente funzionante a 5 corde in vista dell'evoluzione a 10 (5 coppie).
Due parole sulla base dello strumento: mi venne regalata nel 1994 da un artigiano di Cagliari che conobbi dopo un concerto e che, incuriosito dalle modifiche che avevo fatto al mio Precision mi disse che dieci anni prima aveva costruito uno strumento e che non aveva tempo di terminarlo: la mattina seguente mi ritrovai nel suo negozio ad ammirare dei bellissimi legni ben stagionati e incollati, ma con delle -comprensibilissime...- ingenuità di progettazione che vincolarono severamente la forma e le misure: era un “tagliere” neck thru body di mogano, con lo stick di acero e noce e con le proporzioni del corpo ispirate agli Alembic.
Feci tutti i lavori e gli adattamenti necessari per cercare di montare una tastiera, e nel 1996 avevo terminato il mio primo basso funzionante; in realtà c'era un errore nella realizzazione dell'anima (non sono un liutaio...!) per cui, dopo un paio d'anni di onorato servizio (di cui si trovano tracce sui dischi dell'OJS “Scrivere in Jazz” e in alcuni brani di “blau”) fui costretto a prendere atto che avevo sbagliato seriamente qualcosa nell'anima e -dopo la seconda volta che scollai la tastiera- a metterlo in soffitta, terminando così la mia “carriera” di aspirante liutaio di bassi.
Il resto è storia recente: necessitando (dopo la richiesta di brevetto) di uno strumento “laboratorio” e dovendo fare i conti con una disponibilità economica più o meno pari a zero, chiesi a Ettore Uzzanu di recuperare il mio vecchio “Z” di cui conoscevo il suono e le caratteristiche, inserendo due barre di carbonio nel manico per rendere l'insieme un po' più affidabile e inserimmo un'anima “prefabbricata” che pare funzionare benissimo: mettemmo una nuova tastiera e lì feci un altro errore: avevo calcolato una scala da 35', dimenticandomi che avevo sempre suonato bassi con scala da 34 pollici e che mi sarei trovato a studiare uno strumento di complessità molto maggiore di un basso classico.
Insomma, insieme al fatto che il corpicino piccolo rendeva lo strumento sbilanciatissimo (per questo successivamente abbiamo allungato la spalla superiore anche se ancora non ho deciso se tenerla così bianca o “mimetizzarla”, ma questo non cambia il suono nè l'utilizzabilità) e faticosissimo da suonare. Decidemmo perciò di “accorciare” la tastiera scalando in avanti di un tasto: quello che avevo pensato come primo tasto diventò lo zero fret. Ci si ritrova quindi con un basso che è utilizzabile in accordatura standard BEADG o un semitono sotto. Interessanti le conseguenze, più che per l'ulteriore estensione verso il basso, per il fatto che gli armonici naturali sono disponibili anche un semitono sotto; inoltre la sorte mi sorride: visto che la tastiera nasceva a 25 tasti, è diventata una normale 2 ottave.
Un ultimo cenno alla tastiera, non per la descrizione tecnica ma per rispondere a una futura FAQ; la tastiera bianca è una scelta contingente (visto che il legno sottile più rapidamente accessibile erano delle fasce per violino), ma che si è dimostrata preziosa in fase di studio dello strumento, fornendo un riferimento visivo immediato per la posizione (come vedremo durante il racconto dell'utilizzo, non facilissima).
Questa è la prima demo audio del prototipo dotato di tastiera zbass.
Ringrazio Gavino “Scekinà“ Solinas per avermi regalato e permesso di massacrare un frammento tratto da uno dei suoi prossimi lavori.
informazioni tecniche:
Questa registrazione è stata effettuata a casa mia, col basso in diretta nel mio sistema pre, l'equalizzatore flat e la sressa regolazione onboard del basso.
La registrazione è la ripresa integrale di due takes improvvisate effettuata in diretta mercoledì 19 marzo 2008, senza alcun taglio o elaborazione successiva che non fosse la regolazione del pan e del volume.
Questo, insieme alla fretta e al fatto che sto ancora studiando sullo strumento (che è difficilotto) a parziale scusante della performance non imperdibile!
COSA VORREI
Come scritto, so bene che sarà estremamente improbabile che riesca ad avere un ritorno economico, ma non voglio comunque rinunciare ad alcune cose, prima fra tutte il riconoscimento della paternità dell'invenzione: mi piacerebbe evitare che, se mai la tastiera ibrida dovesse avere fortuna, passi come un progetto di un qualsiasi “centro ricerche” di una multinazionale: è una mia invenzione!!
A semplice richiesta scritta il progetto è a libera e gratuita disposizione degli artigiani liutai ai quali sarò ben lieto di fornire informazioni e suggerimenti per la realizzazione e eventuali modifiche e miglioramenti.
Per questo, qualsiasi aiuto (dalle traduzioni del testo, ai test impietosi di altri bassisti che capitassero in zona, liutai, fotografi...) per informare dell'esistenza (oltre che per svilupparla in comune) della tastiera ibrida è gradito, anche perchè la rete spesso si rivela l'unico mezzo per riuscire a informare le persone se non si ha accesso a più potenti leve.
Indipendentemente dal fatto che qualcuno lo faccia o no, rimane il problema di principio per cui mi piacerebbe capire perchè se un povero vende cd tarocchi è un pericoloso criminale mentre se un ricco ruba l'idea di una persona è un baluardo dell'economia e della civiltà.
Mi scuso con gli amici che ho invitato all'”inaugurazione” dello strumento senza farlo vedere ma ancora non ho immagini e suoni di qualità minimamente accettabile.
Inoltre, visto che il periodo di tutela garantitomi dal brevetto italiano non è ancora scaduto, prudenza vuole che non pubblichi cose che potrebbero rendere violabile la riservatezza necessaria, ma mi farò perdonare presto!
RINGRAZIO IN ANTICIPO, MA NON HO NECESSITA' DI
-Informazioni su cosa avrei dovuto o potuto fare: ciò che non è più realizzabile non mi interessa.
-Persone che esprimano pareri o critiche (altrimenti graditissimi) senza aver letto tutto ciò che ho scritto, costringendomi a ripetere cose già dette.
In entrambi i casi non risponderò
Alessandro, 16 marzo 2008
![]()
Qui
trovi il file .xmp (...tipo pdf) con la relazione
tecnica della tastiera ibrida, anche in versione
inglese grazie all'ottimo Marco Bogliolo.
Alla fine ho optato per una licenza Creative
Commons, pur impropria per un brevetto, visto che in realtà
nasce per tutelare il diritto d'autore in alternativa alle società
tipo siae; (...a proposito, se hai a che fare con questi ultimi
suggerirei anche a te di darci uno sguardo...)
Approfitto di questa mail per rispondere ad alcune richieste di
chiarimento postemi da alcuni amici: la domanda di brevetto è stata
depositata circa un anno fa al ministero delle attività produttive
via camera di commercio; tuttavia questa, anche in unione alla
licenza CC non fornisce in se' alcuna tutela, se non la prova che dal
26 marzo 2007 esiste l'invenzione.
Nella
pratica, se mai venisse copiata o sfruttata commercialmente senza
autorizzazione, dovrei fare esattamente ciò che avrei dovuto fare se
l'avessi depositata con brevetto internazionale, ossia andare da un
avvocato e dirgli -"ciao, devo fare causa alla (ad esempio)
@#??$£$!=)(... :-))
Inutile ripetere che a
mio parere se la cosa può essere di qualche interesse collettivo non
lo è certo perché io corro il rischio di perdere (peraltro
estremamente improbabili) guadagni economici (anche se delle entrate
monetarie soprattutto in questo momento mi sarebbero preziosissime),
quanto per il fatto che credo sia utile avere coscienza di come
funzionano alcuni dei meccanismi che, molto più direttamente di
quanto non si pensi, regolano la nostra vita;
ad esempio, non ho
spiegato espressamente che il risultato finale di queste leggi di
"tutela" in realtà non mette minimamente al sicuro un
comune cittadino, mentre regala a qualsiasi multinazionale la
possibilità di monopolizzare un'idea aggravandone attraverso una
cosa che le frutta altre entrate (il brevetto...) il costo di
progettazione e produzione, oltre agli ovvi e giustissimi
guadagni.
Così come non avevo ancora scritto
che ogni richiesta di brevetto per invenzione industriale prima di
passare al vaglio del ministero deve essere esaminata dall'ufficio
tecnico militare: se non riguarda la sicurezza nazionale -nel cui
caso viene confiscata- passa all'esame ministeriale; ...se avessi
inventato ad esempio il motore a piscio oppure internet mi sarebbe
stato confiscato, avrebbe avuto l'onore di divenire segreto di stato
e, dopo venti-trent'anni sarebbe entrato nel mercato civile, cioè il
nostro.
So bene che sto "scoprendo
l'acqua calda",
ma a volte la difesa in nome del "realismo" di una realtà
assurda che viene data per ovvia e immodificabile rende di fatto
complici le vittime; sentirmi dire che non è vero che non c'è
tutela perché "se davvero credi nella tua invenzione basta
trovare i soldi per brevettarla" quando viene detto da più di
una persona la dice lunga sul livello di barbarie e lavaggio del
cervello in atto;
per quale motivo se non voglio che mi venga
rubata devo decidere che una mia trovata deve entrare in un circuito
commerciale di proporzioni planetarie?
In base
a quale logica di convivenza se volessi che la mia invenzione divenga
di pubblico dominio dovrei prima spendere svariate decine di migliaia
di euro per acquistarne il brevetto?
...e di
"delirio" in delirio: perché quando suono si deve pagare a
un soggetto privato una tangente che se risparmiata potrei dividere
in parti uguali con l'autore e il committente guadagnando tutti di
più (e questo con rarissime eccezioni che ancora una volta vanno a
premiare -guarda caso- chi è già più ricco)?
O anche: chi -e in nome di chi- ha deciso che l'acqua dovrà
necessariamente e "ovviamente" essere una mercanzia e non
più un prezioso bene comune?
Qual'è per me il
vantaggio di mangiare frutta e verdura che ha fatto migliaia di
chilometri in camion, nave e treno?
E
perché -nonostante questi e altri (che ti risparmio dato che se pure
hai avuto la pazienza di leggere finora la resistenza non è
infinita) argomenti di elementare linearità- son sicuro che gran
parte dei destinatari di questa lettera -magari tu- mi dirai con
l'aria di chi conosce il mondo che ci vuole realismo sennò il PIL o
la bilancia commerciale ne risente e il mondo poi
va
a scatafascio. POI?!?
Mi piacerebbe capire in che modo un sistema finanziario florido
dovrebbe evitare il collasso del pianeta, anche perché è legittimo
il dubbio che il primo sia invece (almeno con)causa dell'altro.
O è per un mondo migliore che si vogliono imporre le varie TAV o i ponti sullo stretto?...
Alessandro, 21 aprile 2008
PUBBLICITA'

che link metto per l'Isola Madre?!?
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